L’Essenza della Ribhu Gita

Selezione di versi / 2025 Ritiro di Assisi

 

Sabato 13 dicembre 2025 (mattina)

5. L’universo non è mai nato, né mantenuto, né dissolto; questa è la semplice verità. Lo schermo fondamentale del puro Essere-Coscienza-Quiete, privo di tutte le ombre in movimento dei nomi e delle forme dell’universo, è l’unica, eterna Esistenza. (Ch.2, v.33)

6. Alcuni potrebbero sostenere che questo universo della dualità (molteplici esistenze) sia una seconda realtà effettiva, chiaramente percepita dai sensi operati dalla mente. Ma allora, i sensi sono forse qualcosa di diverso dalla mente? Possono funzionare senza il supporto della mente in cui sono radicati? Cos’è questa mente se non un aggregato di pensieri? E cosa sono i pensieri se non increspature evanescenti nell’oceano immobile e illimitato del puro Sé-Essere-Consapevolezza, che è l’unica Esistenza, senza un secondo? (Ch.2, v.34)

7. L’esistenza dell’illusione dell’argento nella madreperla non è una realtà separata dalla realtà della madreperla, che è la realtà fondamentale. L’illusione dell’universo si basa sulla mente, che a sua volta è un’illusione basata sul quieto Sé-Consapevolezza-Essere. (Ch.2, v.35)

9. L’universo dei nomi e delle forme, le creature incarnate e il loro creatore, la mente, il desiderio, il Karma (azione), la sofferenza e tutto ciò che non è il Sé, sono semplici formazioni mentali proiettate dai poteri del Sé sul suo schermo — il Sé. (Ch.5, v.25)

10. Lo stato di ferma dimora in quel Sé-Consapevolezza vigile e privo di pensieri, costituisce la perfezione integrale, lo yoga, la saggezza, la Moksha, il Sahaja Samadhi, lo stato di Siva e lo stato del Sé-Atman, che le scritture proclamano con il nome di Brahman. (Ch.5, v.26)

13. La costante ripetizione di “Io sono il Sé-Brahman” costituisce l’unico mantra-japa che conduce alla Mukti (Liberazione). Tutti gli altri mantra-japa legati a divinità diverse devono essere fermamente evitati, poiché mirano a obiettivi mondani diversi dal Sé. Tutti gli altri mantra-japa intrappolano sempre inestricabilmente nel vincolo dei piaceri mondani. (Ch.6, v.37)

15. Il Jivan Mukta è una persona liberata durante la vita, che continua ad avere coscienza del corpo e del mondo (come Brahman) insieme alla sua ferma dimora nel proprio Sé-Siva. Egli dimora sempre nella pacifica beatitudine di Sat-Chit-Ananda. È saldo, fermo come una roccia nella convinzione di non essere il corpo e che il suo Essere è l’unica esistenza, la sola consapevolezza-beatitudine del Supremo Sé-Siva. (Ch.8, v.1)

18. Il Videha Mukta è la pura incarnazione di Sat-Chit-Ananda, onnipervasivo come l’etere, infinito come il cielo, totalmente vigile come Consapevolezza, spontaneamente dimorante come il perfetto Sé-Brahman in uno stato di quieta, ininterrotta,pacifica beatitudine. (Ch.9, v.15)

Sabato 13 dicembre 2025 (pomeriggio)

20. Tutta l’ignoranza e l’illusione, tutti gli oggetti inerti e viventi, tutti gli esseri e i non-esseri, i cinque elementi, i diversi mondi, tutti i corpi e le vite che sorgono in essi, non essendo separati dal Sé-Brahman, sono solo Sé-Brahman. Solo l’Esistenza è, poiché perfino la non-esistenza acquisisce significato solo nell’Esistenza. In parole semplici, tutto esiste sempre soltanto come Sé-Brahman. (Ch.12, v.2)

22. Pertanto si dovrebbe praticare l’abitudine di considerare tutto soltanto come Sé-Brahman, finché ogni pensiero di cose diverse dal Sé scompaia. Una volta raggiunta questa condizione, non si dovrebbe più dare spazio a nessun pensiero, e si dovrebbe dimorare sempre nel Maha-Mounam (la pace della totale immobilità). (Ch.14, v.38)

23. Qualsiasi cosa percepita come diversa dal Sé-Brahman è destinata a causare paura e turbamento. Perciò è opportuno attenersi all’unica attitudine secondo cui tutto ciò che viene percepito è soltanto Sé-Brahman. Col tempo anche questo unico pensiero dovrà essere abbandonato, per dimorare fermamente nello stato libero, indisturbato e beato dell’unico Sé-Brahman. (Ch.15, v.5)

25. La ferma negazione dell’esistenza della mente e la ferma convinzione dell’esistenza del Sé-Brahman costituiscono il mezzo sicuro per la conquista della mente, conducendo all’esperienza dell’unico Sé radioso. (Ch.15, v.11)

26. Se si lascia il minimo spazio al pensiero che la mente esista, la pura Consapevolezza stessa vibrerà come la mente agitata, che è la fonte di tutti i problemi e illusioni. Pertanto si dovrebbe dimorare sempre nella convinzione che non esiste alcuna mente e che il puro Sé-Consapevolezza è l’unica Esistenza. Questo è il modo semplice per conquistare la mente con tutte le sue stranezze. (Ch.15, v.12)

27. Non esiste qualcosa come la mente molesta, né un mondo di nomi e forme, né il minimo ego. Tutto ciò non è altro che il perfetto Sé-Brahman, che Io sono. In questa convinzione si dovrebbe dimorare fermamente, finché non si raggiunga lo stato di sonno-senza-sonno, che è pace-vigile-eterna. (Ch.16, v.7)

28. Mantenere la convinzione nata dall’autoindagine secondo cui “Io sono senza dubbio lo Schermo — il Sé-Brahman, e l’immagine del mondo che vi appare, sebbene evanescente, è senza dubbio soltanto il ‘Sé-Io’ ”, e dimorare quieti e beati in tale convinzione, è il culmine di tutte le sadhana, come l’adorazione divina, le offerte caritative, le austerità spirituali, il mantra-japa e anche il samadhi. (Ch.16, v.41)

30. Rimanere vigili, consapevoli e privi di pensieri, con una mente quieta e priva di qualsiasi differenziazione tra Sé e non-Sé, anche mentre si è impegnati nelle attività della vita mondana, è chiamato lo stato di Sahaja Nirvikalpa Samadhi (lo stato naturale di dimora nel Sé quando ogni differenziazione è cessata). Questo è chiamato Akhandakara vritti, l’“Io” della perfezione infinita, in contrasto con l’idea “io sono il corpo” di coloro che non hanno realizzato il Sé. (Ch.18, v.40)

Domenica 14 dicembre 2025 (mattina)

31. La permanenza nel Sahaja Samadhi è il segno distintivo di un Jivan Mukta. Con il progressivo sviluppo verso questo stato, si raggiunge un’intensa pace beata che conduce ai quattro stadi successivi della perfezione nel samadhi. Niente di meno che questa Sahaja Samadhi sarà di alcuna utilità per distruggere il temibile ciclo di nascite e morti. (Cap. 18, v. 41)

36. Ciò in cui nasce l’intero universo e in cui viene assorbito nella dissoluzione è il Sé-Siva. Solo l’adorazione devota e la meditazione su quel Sé-Siva di pura Coscienza attireranno la Grazia di Siva, indispensabile per la liberazione. (Cap. 19, v. 60)

39. Il sadhaka che pratica la meditazione sul Sé dovrebbe sempre pensare con fermezza che tutte le diversità dell’anima, del mondo e del creatore sono solo il Sé-Brahman indifferenziato. Con la pratica, la sua coscienza si libera dai pensieri, dopodiché dovrebbe abbandonare anche il pensiero di cui sopra e dimorare sempre nello stato privo di pensieri del Sé (Cap. 21, v. 39).

41. Le grandi illusioni: maya (associata a Dio Iswara), avidya (associata alle anime individuali), la mente e le jiva (anime), il mondo e il suo creatore, tutti i nomi e le forme, e tutte le concezioni mentali non sono altro che il Sé. Si dovrebbe sempre dimorare in questa convinzione. (Cap. 22, v. 23)

42. Tutti i mondi e tutte le creature sono solo forme-pensiero. Non sono altro che la mente, che è un aggregato di pensieri, i quali a loro volta non sono altro che increspature nell’oceano immobile del Sé-Consapevolezza, e certamente nulla di separato da quel Sé. Pertanto, si dovrebbe rimanere nella ferma convinzione che tutti gli oggetti sono solo Io Sono Sé-Brahman. (Cap. 22, v. 24)

43. Non esistono cose come gli obiettivi raggiunti e gli sforzi che portano ad essi, l’associazione con i saggi o gli ignoranti, gli sforzi di apprendimento e la conoscenza acquisita, gli atti di indagine e di pratica, l’apprendista o il sapiente, e qualsiasi obiettivo raggiunto. Ciò che esiste è solo Brahman, il radioso Sé-Consapevolezza. (Cap. 23, v. 10)

45. Il bhavana “Io sono Sé-Brahman” porta rapidamente alla mukti. Poiché la lettura continua dei testi che generano quel bhavana porta l’aspirante infallibilmente alla meta, egli dovrebbe sempre soffermarsi sulle parole scritte che trattano del Sé-Brahman. (Cap. 24, v. 27)

47. Tutto è solo un miscuglio di tempo, spazio ed energia. Tutto il resto è il banale discorso di persone che non gradiscono sforzarsi nella sadhana che li porta al Sé. Questo discorso si basa sulla loro profonda ignoranza del Sé. Solo attraverso la pratica persistente e l’esperienza della sadhana si può arrivare alla verità che tutti i concetti di anime, mondo e la loro causa sono solo ombre evanescenti sullo schermo di Siva-Sé-Brahman. (Cap. 24, v. 31)

Domenica 14 dicembre 2025 (pomeriggio)

Capitolo 26

1. Dimorando nel Sé, la mente vagante viene ridotta alla perfetta quiete dopo essere stata liberata da ogni ignoranza e flusso di pensieri. Si perde nel Sé-Sat-Chit-Ananda come l’acqua quando viene mescolata al latte. Questo stato unitario di dimora nel Sé è chiamato Atma Nishta dai saggi che hanno raggiunto la perfezione. (Cap. 26, v. 2)

52. Avendo compreso che l’immagine del mondo sul Sé-schermo è evanescente ed essenzialmente inesistente, si dovrebbe rimanere sempre immobili e beati nella ferma convinzione di essere sempre e solo l’unico Sé-Brahman. Questa convinzione dovrebbe essere mantenuta anche mentre si agisce come individuo nel mondo dei nomi e delle forme. Questo stato maturo di dimorare nel Sé è chiamato Sahaja Nishta (lo Stato Naturale). (Cap. 26, v. 3)

53. In quel Sé beato in cui non c’è azione del corpo, delle parole e della mente, né karma (azione) virtuoso o peccaminoso e nemmeno i suoi frutti, si dovrebbe rimanere immobili, evitando la minima traccia di pensiero. (Cap. 26, v. 7)

54. In quel Sé in cui non c’è né chi concepisce né concezione del mondo dei nomi e delle forme, si dovrebbe rimanere beati e immobili, evitando la minima traccia di pensiero. (Cap. 26, v. 8)

55. In quel Sé in cui desiderio, rabbia, avidità, confusione, bigottismo e invidia sono tutti assenti; in quel Sé in cui non c’è alcun pensiero di schiavitù o liberazione, si dovrebbe dimorare beati e immobili, evitando anche il minimo incresparsi del pensiero. (Cap. 26, v. 13)

56. Dimorando saldamente nel Sé, si acquisisce la totalità di tutta la conoscenza e si portano a compimento con successo tutti gli sforzi e i doveri. In quello stato si dovrebbe dimorare beati e immobili, evitando il minimo incresparsi del pensiero. (Cap. 26, v. 25)

57. Con la mente completamente fusa nel Sé, si diventa un signore senza rivali, immerso in una beatitudine che non ha eguali. In quello stato si dovrebbe rimanere immobili, liberi dalla minima traccia di pensiero. (Cap. 26, v. 28)

58. Io sono quel Sé che è consapevolezza beata dell’esistenza integrale, l’unico Sé-Brahman, imparziale. Saldi nella convinzione nata da questa esperienza, si dovrebbe rimanere immobili, liberi dalla minima traccia di pensiero. (Cap. 26, v. 29)

Lunedì 15 dicembre 2025 (mattina)

59. Nella convinzione che “Io sono il Sé”, in cui non possono esistere pensieri, ego, desideri, mente o confusione, si dovrebbe rimanere immobili, liberi da ogni traccia di pensiero. (Cap. 26, v. 31)

60. La fede incrollabile di essere il Sé è sufficiente per dissipare ogni pensiero e stabilirsi nel Sé-Brahman. Nel corso di questa pratica, anche il pensiero coinvolto in quella fede svanisce, portando allo spontaneo splendore del Sé. Se una persona ascolta questo insegnamento e pratica la fede, anche se è un grande peccatore, viene purificata da tutti i suoi peccati e si stabilisce nel Sé-Brahman. (Cap. 26, v. 42)

61. Certamente non esiste una cosa come la mente con i suoi componenti del pensiero e le forme-pensiero degli oggetti. In questa convinzione, si dovrebbe sempre dimorare immobili e in pace nello stato del Sé-Consapevolezza il quale e’ vigile, libero dal pensiero e perdura anche dopo che tutte le sadhana e i loro rigori si sono esauriti nel Sé-Brahman. (Cap. 27, v. 29)

62. Avendo fatto esperienza che non esiste alcun creatore, nessuna maya, nessuna dualità e nessun oggetto, e che esiste solo il puro Sé-Consapevolezza, si dovrebbe rimanere sempre immobili e in pace nello stato del Sé. (Cap. 27, v. 34)

66. La permanenza ininterrotta nello stato di consapevolezza vigile, imperturbabile dai pensieri, è la realizzazione del Sé. Essa è al tempo stesso l’immacolata jivan mukti e la magnifica videha mukti. Questo stato è facilmente raggiungibile solo da coloro che hanno guadagnato la Grazia divina di Siva attraverso una profonda devozione a Lui, e non dagli altri. Ciò che viene affermato qui è, in sintesi, il significato del messaggio di quel gioiello incantevole dei Veda noto come Upanishad. (Cap. 29, v. 37)

68. Quello stato di consapevolezza immobile, pura e splendente è la moksha, lo stato senza pari. Coloro che mantengono una permanenza ininterrotta in quello stato supremo non saranno mai più toccati dalla sofferenza o dalla confusione e saranno assolti da tutti i doveri. Tali doveri, se ve ne sono, saranno in qualche modo completati senza alcuna volontà da parte loro. Rimarranno eternamente come l’unico Sé supremo. (Cap. 30, v. 31)

71. In breve, la mancata indagine manterrà per sempre l’individuo nell’oceano del samsara (sofferenza terrena). Non c’è nemico più grande della non indagine. Pertanto, questa cattiva abitudine deve essere superata per fissare la mente nel bhavana che porta a dimorare nel Sé. (Cap. 32, v. 20)

72. L’indagine dovrebbe essere condotta in questo modo: con il gentile aiuto del Sat Guru, ci si dovrebbe chiedere “Chi sono io? Cos’è questo mondo? Qual è la realtà dietro a tutto questo?” (Cap. 32, v. 21)

Lunedì 15 dicembre 2025 (pomeriggio)

73. Frequentando i sadhu (coloro che sono impegnati nella ricerca e nel godimento della beatitudine del Sé-Sat) e interrogando rispettosamente il Sat-Guru-Jnani, si dovrebbe prima chiarire a se stessi l’obiettivo da raggiungere. Questo è un aspetto importante dell’indagine. Dopo essersi così assicurati dell’obiettivo, si deve rimanere fermamente fedeli a quell’obiettivo dell’unico Sé-Brahman fino a quando il Sé non viene sperimentato in modo inequivocabile. (Cap. 32, v. 22)

77. È soltanto la mente che appare sotto forma di mondo e di vincoli; non c’è alcun mondo al di fuori della mente. Durante l’indagine, questa mente si rivela nient’altro che un insieme di increspature (pensieri) nell’oceano immobile del puro Sé-Consapevolezza-Siva. Io sono solo quel Sé-Siva e non c’è nulla al di fuori di me. Si dovrebbe sempre rimanere nella convinzione nata da questa esperienza. (Cap. 32, v. 33)

78. Non c’è mondo al di fuori della mente. Ciò che appare come il mondo è solo la mente. Se questa mente viene indagata, si rivela essere nient’altro che un insieme di pensieri basati sul pensiero originario “Io sono il corpo”, chiamato ego. Se questo Io-ego viene indagato cercandone l’identità, esso viene inghiottito nel puro Sé-Consapevolezza-Essere-Siva, senza lasciare alcuna traccia. Si dovrebbe mantenere con fermezza il bhavana “Io sono il Sé-Siva” fino a quando lo stato dell’essere il Sé-Siva diventa un’esperienza spontanea, senza lo sforzo del bhavana. (Cap. 32, v. 34)

79. In me, puro Sé-Consapevolezza, l’universo nasce, viene mantenuto e si dissolve come mente. Pertanto, non esistono forme mentali e pensieri di oggetti separati da me, il Sé. In questa ferma esperienza si dovrebbe sempre dimorare. (Cap. 32, v. 35)

80. Si dovrebbe sempre dimorare come puro Sé-Siva attraverso la ferma esperienza che non esistono forme-pensiero di creature, mondo e creatore al di fuori della mente, che è solo una serie di increspature in me, l’oceano immobile del puro Sé-Consapevolezza, e quindi io sono l’unico Essere, il Sé-Siva. (Cap. 32, v. 36)

82. La ferma convinzione “Io sono il Sé” è il segno sicuro della ferma dimora nel Sé. Dimorare in quella convinzione, in tutte le condizioni, significa vera adorazione divina, meditazione su Dio, incantesimo dei mantra, pratica della retta condotta nella vita, contemplazione, yoga integrale, saggezza del Sé e moksha. (Cap. 33, v. 16)

84. La costante permanenza nella ferrea convinzione nata dall’esperienza “Io sono il Sé” è il più grande yoga, totale dissoluzione della mente, vera rinuncia, vera saggezza e anche jivan mukti. (Cap. 34, v. 46)

87. Nessun mondo esiste in assenza della mente, e non c’è mente al di fuori della mia consapevolezza. Quindi, la mente e il mondo non sono altro che il Sé, e io sono sempre quell’unico Sé-Esistenza-Consapevolezza-Brahman. Il saggio dovrebbe abolire ogni pensiero di differenziazione tra Sé e non-Sé. (Cap. 35, v. 25)

Martedì 16 dicembre 2025 (mattina)

91. Nella saggezza dell’esperienza integrale, io sono solo il cielo della pura coscienza, non duale, trascendentale, immobile, pacifico, libero da ogni concetto di schiavitù e libertà. Con questa esperienza si dovrebbe rifiutare ogni differenziazione tra Sé e non-Sé e dimorare sempre saldamente nella pace del Sé-Brahman. (Cap. 35, v. 33)

92. Si dovrebbero abbandonare tutte le pratiche hatha yogiche come il controllo del respiro, tutti i dogmi religiosi e le loro diverse sadhana, e trovare sempre piena soddisfazione nel semplice dimorare nel Sé. (Cap. 35, v. 38)

93. Solo coloro che contemplano il Dio Sé-Siva, il puro schermo che sostiene tutte le manifestazioni, ottengono la pura esperienza del sahaja nirvikalpa samadhi. A parte questa devozione al Dio Siva (il Sé Puro-Vigile-Consapevole), non ci sono altri mezzi che conducono alla liberazione. (Cap. 35, v. 44)

96. Ognuno è l’unico responsabile della propria liberazione o schiavitù, poiché la scelta di distruggere la mente inquieta o di lasciarla vagare liberamente spetta solo a lui. Pertanto, si dovrebbe conquistare la mente inquieta dimorando costantemente nel puro Sé-Veglia-Consapevolezza, libero da pensieri. Questa dimora costante è la moksha. (Cap. 38, v. 7)

97. Tu sei la suprema ed unica Essenza divina, il Sé. Non c’è nulla al di fuori di te. Questo, dopo un’analisi completa di tutte le scritture, dichiariamo essere la verità ultima. Ai sacri piedi di Siva, giuriamo che questa è la verità al di là di ogni dubbio. Ai piedi del Sat Guru, giuriamo ancora una volta che questa è la verità dichiarata dalle Upanishad. (Cap. 38, v. 9)

98. Tutte le donazioni caritatevoli, tutti i pellegrinaggi ai luoghi sacri, tutti i tipi di mantra-japa e il culto di diversi dei devono essere fermamente abbandonati a favore della pratica costante dei soli insegnamenti di questo libro. (Cap. 38, v. 24)

99. Tutte le pratiche yogiche, tutte le ricerche filosofiche, tutti gli esercizi devozionali e tutte le fedi e credenze dovrebbero essere abbandonate. Ci si dovrebbe limitare solamente alla pratica degli insegnamenti di questo libro. (Cap. 38, v. 25)

120. In risposta alle parole di Nidaga, Ribhu risponde così: O figlio mio! Ora sei senza dubbio saldamente stabilito nella beatitudine del Sé-Brahman, essendo stato liberato da ogni illusione e ignoranza. Tuttavia, per maggiore cautela, fino a quando non raggiungerai il videha mukti, devi continuare a praticare assiduamente la dimora nel Sé. (Cap. 44, v. 22)

These Satsangs are coordinated by the Ashram Team and ‘Les Amis d’Ajatananda Ashram’, in partnership with Eveil Conscience, and will take place in French, with simultaneous translation into English. You will therefore be able to listen and see Swamiji in full screen and follow his teaching which will be based on a text from the Advaita tradition and followed, as in every Satsang, by a question and answer session.

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To support the teaching of Swamiji and the Ajatananda Ashram, we will maintain the principle of conscious donation. If you wish to do so, you will be able to make your donation at the time of your registration.

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